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venerdì 4 marzo 2011

Ti prendo e ti porto via.

Di Ammaniti avevo già letto Come Dio comanda. Bello.
Un'invidia mostruosa per chi circa della mia età riesce a mettere in prosa i sentimenti, i desideri, i ricordi, con una precisione che ti colpisce dritto dritto nella pancia.
Mi han prestato Io e Te (prossima lettura, o quasi) e questo Ti prendo e ti porto via.
Chi me l'ha prestato ne è rimasto rattristato, con un senso di angoscia.
A me ha lasciato rabbia e incazzatura funesta.
Il Pietro Moroni. Il Graziano Biglia. La Flora Palmiera.
Che soggetti. Che personaggi. A quanto pare tutti scatenanti reazioni diverse.
A me è piaciuto. E mi ha fatto ricordare che, no, non voglio tornare bambina.
No grazie.

giovedì 27 gennaio 2011

La libraia di Orvieto

Mi piacciono proprio queste storie ambientate in cittadine di provincia, appunto Orvieto. 
Con i loro profumi, le loro facce, le strade che conducono sempre a calde accoglienze, a raggelanti scoperte, ad incontri imprevisti, a passioni ritrovate.
Scritto molto elegantemente, impeccabile nelle descrizioni, nel tratteggio dei personaggi, nel dipingere lo scenario. A tratti divertente, a tratti drammatico, a tratti arguto.

martedì 18 gennaio 2011

Il meccanico Landru

A parte aver nominato il mio paese di residenza, non c'è molto altro che mi sia piaciuto.
E me ne dispiace, perchè il Vitali scrive bene, solitamente è originale e divertente. 
Non che non lo sia, ma è un pò una rimaneggiatura di altri suoi del passato.

martedì 4 gennaio 2011

Il sorriso di Angelica

E pensare che ho provato a passare estati intere a leggermi le avventure di Salvuzzo, tutta intenta immersa intrigata da quel mondo lontano dal grigiume brianteo.
E pensare che ho sorriso nel vederlo rappresentato dignitosamente in televisione.
E pensare che son personaggi ormai di famiglia, anche il più marginale fra le comparse sporadiche.
Eppure, eppure, eppure, basta.
Sta diventando di un noioso, di un prevedibile, di un loffio.
Ma mica voleva farlo morire prima o poi?

sabato 4 dicembre 2010

E' difficile che io lasci perdere un libro.
E' difficile perchè mi piace seguire la trama, crearmi il film in testa, accompagnare i personaggi attraverso le loro tortuose strade, che esse siano assolate o cupe, lievi o ardite, appassionate o arrancanti.
E' difficile perchè i personaggi hanno sempre un pizzico, una quisquillia, un nonnulla che ce li fa amici, che ce li fa di casa, conoscenti in uno scompartimento di treno in movimento.
E' invece stavolta no. Zero. Neanche un personaggio che mi sia andato a genio, da subito.
Oddio, il vecchio era quasi quasi un nonnino da coccolare in memoria dei veri nonni ormai non più accanto.
E invece mi si è ringiovanito in un giovinotto odiabile nelle scelte nei pensieri nelle passioni.
Per non parlar dei personaggi femminili, verso i quali l'antipatia è stata totale ed immediata e violenta.
Sarà che mi par la brutta copia di un libro che amo molto. E pensare che Tullio Avoledo è fra gli italiani uno dei miei preferiti. Ma L'Anno dei Dodici Inverni proprio non l'ho retto.

lunedì 15 novembre 2010

* Tratto da "Non avevo capito niente" di Diego De Silva (Ed. Einaudi)
"Mi sa che questo è il mio limite: mi mancano le conclusioni, nel senso che ho l'impressione che niente finisca mai veramente.
Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d'amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati."
Ecco, questo è la forza del romanzo. Un monologo del protagonista che, fra frizzi e lazzi, si lascia anche andare in riflessioni importanti, serie, profonde, che tutti han elucubrato (cioè, tutti, perlomeno, io).
Un protagonista allegro, incazzoso, passionale, generoso, alle prese con figli mogli amanti vicini clienti, che lo cercano rivogliono bramano sconfessano tradiscono.
Un protagonista che ha finito per starmi sulle anime in maniera assurda. L'ammetto. Assurda perchè non ce n'è motivo, è sul serio simpatico, è sul serio accattivante, è sul serio una brava persona. Ma forse proprio perchè il troppo stroppia, beh, all'ultima pagina son stata lieta di essermelo levato di torno. Pur con le risate che mi ha fatto fare, pur con i pensieri che mi ha portato a sviluppare, pur con la bella scrittura fluida che porcaloca! mica è semplice tutto un romanzo con sto qua che racconta delira sussurra.